WRC, cosa succede nei test pre-stagionali verso Monte-Carlo?
Con l’avvicinarsi della stagione 2026 del Campionato del Mondo Rally, i social media si sono riempiti di immagini e video di vetture Rally1 impegnate su strade innevate e ghiacciate nel sud della Francia. È il segnale che i team stanno completando la fase finale di preparazione per il Rally di Monte-Carlo, appuntamento inaugurale del calendario.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, team ed equipaggi hanno avuto appena sei settimane per recuperare energie, sviluppare aggiornamenti e mettere a punto le vetture. Un periodo breve, ma decisivo per verificare modifiche tecniche e assetti che dovranno garantire affidabilità e prestazioni fin dal primo rally.
I team Rally1 dispongono di 21 giorni all’anno per i test pre-gara in Europa, ai quali si aggiungono le sessioni senza restrizioni svolte presso le basi permanenti. Toyota Gazoo Racing utilizza una struttura su sterrato in Finlandia, Hyundai Motorsport ha recentemente spostato il proprio centro prove in Francia, con accesso sia all’asfalto sia alla ghiaia, mentre M-Sport Ford può contare su strade sterrate e su un circuito asfaltato costruito accanto alla sede nel Regno Unito.
Dato il numero limitato di giornate disponibili, ogni test deve essere pianificato con precisione. In genere, a ciascun pilota viene assegnata una giornata per prepararsi a Monte Carlo, selezionando strade pubbliche con caratteristiche simili a quelle del rally e ottenendo i permessi per la chiusura al traffico. Servono poi commissari, spesso del motor club locale, per garantire la sicurezza, e un sistema di cronometraggio per analizzare i tempi a ogni passaggio.
Assetti, dati e sensazioni: cosa cercano davvero i team
Una volta allestita la prova, i team seguono un piano che prevede test su sospensioni, differenziali, aerodinamica e combinazioni di pneumatici. I dati raccolti vengono confrontati con il feedback dei piloti per definire una base di assetto utilizzabile in gara. Le condizioni di Monte Carlo, notoriamente variabili, rendono questo lavoro ancora più delicato.
Tim Jackson, ingegnere capo di M-Sport Ford, ha spiegato: “Durante i test cerchiamo semplicemente di completare i passaggi per rendere l’auto più veloce, in termini semplici. Uno degli obiettivi principali è far sentire i piloti a proprio agio con la vettura e renderla prevedibile, in modo che sappiano come si comporterà in un’ampia gamma di condizioni”.
Ha poi aggiunto: “Il meteo è molto variabile a Monte Carlo. Potresti trovare una curva completamente ghiacciata e poi, 500 metri dopo, asfalto asciutto. Cerchiamo di lavorare su piccole modifiche all’assetto e sulle combinazioni di pneumatici, per raccogliere informazioni che permettano al team e al pilota di sentirsi sicuri nelle scelte”.
I test non sempre vanno secondo i piani. Le forti nevicate di inizio mese hanno costretto Toyota e Hyundai a rinviare le sessioni previste per Sébastien Ogier e Thierry Neuville, con la necessità di richiedere alla FIA l’autorizzazione per riprogrammare le date. Quando possibile, i piloti cercano di incontrare un mix di asciutto, ghiaccio e neve nella stessa giornata per ampliare la quantità di dati raccolti.
Neuville: “Testiamo tutte le condizioni possibili”
Thierry Neuville ha sintetizzato così la complessità del lavoro: “Cerchiamo di testare tutte le condizioni e tutti gli scenari possibili durante il rally. Ci sono così tanti scenari, quindi non possiamo testare tutto, ma l’esperienza aiuta molto”.
Dal punto di vista dei piloti, le giornate di test sono intense e spesso determinanti per l’andamento del fine settimana di gara. Elfyn Evans ha raccontato: “Dipende molto dalle sensazioni che si provano in auto, soprattutto nei primi giri del test. Il team arriva con alcune idee da provare, ma gran parte del lavoro dipende da quei primi passaggi”.
“Se le sensazioni non sono quelle attese, bisogna adattare il piano. Guidi la macchina come in prova speciale e cerchi di spiegare al team cosa sta facendo. È una giornata intensa: oggi percorriamo meno chilometri rispetto al passato, ma ci sono stati test da 300 chilometri, quasi la distanza di un rally”.
di Peppe Marino
