Addio a Sandro Munari, il “Drago” che ha scritto la storia dei rally

Pubblicato il 28 Febbraio 2026 - 13:22

Munari si è spento a Bologna dopo una lunga malattia

Il motorsport italiano perde una delle sue figure più rappresentative. Sandro Munari si è spento a Bologna dopo una lunga malattia, a poche settimane dal compimento degli 85 anni. Nato a Cavarzere il 27 marzo 1940, è stato uno dei protagonisti assoluti del rallismo internazionale e un punto di riferimento per generazioni di piloti. Con la sua scomparsa se ne va un interprete che ha contribuito in modo determinante alla crescita e alla popolarità della disciplina, legando il proprio nome in maniera indissolubile alla storia della Lancia.

La carriera del “Drago” è stata caratterizzata da un palmarès di grande rilievo: vincitore della Coppa FIA Piloti nel 1977, due volte campione italiano rally (1967 e 1969), campione europeo nel 1973 e autore di 35 successi assoluti, tra cui sette validi per il mondiale. Restano memorabili le quattro affermazioni al Rally di Montecarlo, la prima nel 1972 con la Lancia Fulvia HF e le successive tre consecutive dal 1975 al 1977 al volante della Lancia Stratos, vettura simbolo della sua carriera. Tra le vittorie più importanti figurano anche il Tour de Corse, il Rally del Portogallo e il Sanremo.

Munari si avvicinò alle competizioni nei primi anni Sessanta, debuttando nel 1964 con una Fiat 850 Abarth in salita prima di entrare nell’orbita Lancia grazie all’intuizione di Cesare Fiorio. Il rapporto con la casa torinese diventò presto una collaborazione tecnica e sportiva destinata a segnare un’epoca. Con la Fulvia arrivarono i primi titoli e la consacrazione internazionale, culminata con il successo al Montecarlo 1972 che lo proiettò definitivamente tra i protagonisti della specialità.

Il capitolo più celebre della sua carriera rimane però quello legato alla Stratos, vettura di cui seguì lo sviluppo fin dalle fasi iniziali. Con la coupé progettata per vincere nei rally, Munari contribuì ai successi iridati della Lancia nella metà degli anni Settanta, firmando prestazioni rimaste nella memoria collettiva degli appassionati. La tripletta nel Principato tra il 1975 e il 1977 rappresenta uno dei momenti più iconici della storia del mondiale.

Pilota completo e versatile, Munari seppe mettersi in evidenza anche nelle gare in circuito. Nel 1972 conquistò la Targa Florio con la Ferrari 312P in coppia con Arturo Merzario, dimostrando qualità di guida capaci di adattarsi a contesti molto diversi. In Sicilia ottenne anche due vittorie al Rally di Sicilia con la Fulvia, rafforzando il legame sportivo con l’isola.

Dopo l’unificazione dei reparti corse Fiat e Lancia, nel 1978 passò alla Fiat 131 Abarth, stagione che coincise con l’annuncio del ritiro dall’attività ufficiale. Nonostante alcune apparizioni successive, quella fu di fatto la chiusura della carriera agonistica ai massimi livelli. Rimase sempre forte il rimpianto per il Safari Rally, gara che sfiorò più volte senza riuscire a conquistare il successo.

Oltre ai risultati sportivi, Munari lascia in eredità uno stile di guida e una personalità che hanno contribuito a costruire l’identità del rallismo italiano nel mondo. La sua figura è stata un riferimento tecnico, umano e mediatico, capace di attraversare epoche diverse mantenendo intatto il rispetto degli addetti ai lavori e degli appassionati.

Con la scomparsa del “Drago” si chiude una pagina importante della storia delle corse su strada. Il suo nome resta legato a un periodo di grande sviluppo dei rally e a vetture che hanno segnato l’immaginario collettivo. Un’eredità che continuerà a vivere nelle memorie sportive e nella passione di chi ha scelto questa disciplina anche grazie ai suoi successi.

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