Hyundai i20 N Rally1 Evo: la scommessa per il Safari Rally Kenya

Pubblicato il 06 Marzo 2026 - 12:25

Hyundai Motorsport affronta l’imminente Safari Rally Kenya con una rinnovata dose di ottimismo, puntando sulla versione aggiornata della propria vettura “Evo”. Dopo un lungo ciclo di test, il team coreano è pronto a schierare la i20 N Rally1 ampiamente evoluta in quello che è considerato l’evento più logorante del calendario iridato. La scelta segna un cambio di strategia rispetto alla passata stagione, quando la squadra scelse di gareggiare in Africa con la configurazione precedente, meno aggiornata ma ritenuta più collaudata.

Le strade keniote sono celebri per la loro capacità di stressare ogni componente meccanica, mettendo a dura prova la resistenza degli equipaggi e dei mezzi. L’edizione dello scorso anno aveva lasciato sentimenti contrastanti in casa Hyundai: se da un lato Ott Tänak e Thierry Neuville avevano conquistato il secondo e terzo gradino del podio, dall’altro un guasto elettrico aveva compromesso prematuramente la gara di Adrien Fourmaux. Per evitare simili imprevisti e colmare il distacco prestazionale emerso a inizio 2026, la squadra ha intensificato la preparazione.

Dalla conclusione del Rally di Svezia, il team ha effettuato dieci giorni di prove specifiche, alternando sessioni su terra e asfalto per coprire non solo la trasferta africana, ma anche i successivi impegni in Croazia e alle Isole Canarie. Il direttore sportivo di Hyundai MotorsportAndrew Wheatley, ha sottolineato l’importanza dei dati raccolti durante questo periodo. Secondo il manager, la stabilità tecnica dimostrata nelle prime uscite stagionali a Monte Carlo e in Svezia rappresenta una base solida su cui costruire il successo nel deserto.

“”bbiamo compiuto progressi significativi analizzando le informazioni ottenute in Svezia – ha spiegato Andrew WheatleyStiamo testando con la massima intensità possibile e i riscontri dei test vengono poi confermati dalle competizioni. Abbiamo ottime ragioni per credere di aver fatto passi in avanti concreti; resta da vedere se saranno sufficienti a chiudere il gap con i rivali. Il Safari richiede l’assenza di difficoltà strutturali e quest’anno abbiamo lavorato intensamente sugli elementi fondamentali dell’auto”.

Affidabilità e sopravvivenza: le chiavi per il successo africano

L’attenzione dei tecnici si è focalizzata sulla riduzione di quei piccoli intoppi che spesso causano perdite di tempo decisive. In Kenya, la priorità assoluta non è la velocità pura, ma l’efficienza di un pacchetto capace di resistere a urti e sollecitazioni estreme. Sebbene la versione “Evo” sia stata inizialmente concepita per ottimizzare le prestazioni su asfalto e percorsi sterrati veloci, i successi ottenuti lo scorso anno in Grecia e Arabia Saudita suggeriscono che la vettura possieda la robustezza necessaria anche per i terreni accidentati.

“Il Safari è una sfida a sé stante – ha proseguito WheatleyL’obiettivo principale è garantire il pacchetto più affidabile possibile. Un segnale incoraggiante riscontrato nei primi rally dell’anno è stata proprio la costanza della vettura e del team. Abbiamo eliminato molte delle problematiche che solitamente portano a ritardi cronometrici, cercando di presentarci in Kenya con la massima efficienza richiesta dall’evento”.

Il potenziale della i20 N Rally1 Evo sulle strade sconnesse

Nonostante la destinazione tecnica originale della vettura, le vittorie all’Acropolis e nel deserto saudita ne hanno certificato il valore su fondi difficili. I test condotti recentemente su percorsi particolarmente rovinati hanno sorpreso gli stessi vertici della squadra per la capacità di assorbimento della meccanica. La sopravvivenza del mezzo meccanico diventa dunque il tema centrale per l’imminente fine settimana di gara, in un contesto dove il meteo potrebbe rimescolare ulteriormente le carte.

“Curiosamente, la configurazione Evo non era stata progettata specificamente per queste condizioni estreme – ha ammesso WheatleyTuttavia, avendo vinto in Grecia e Arabia Saudita, sappiamo di avere un potenziale competitivo. Il Kenya non è solo una questione di ritmo, ma di sopravvivenza. Durante i test di due settimane fa su terra molto sconnessa, sono rimasto colpito da quanto l’auto sia riuscita a sopportare senza cedere. È fondamentale che i piloti si sentano in grado di spingere sapendo di avere una macchina robusta”.

La variabile meteorologica resta l’unica incognita che i test non possono prevedere con certezza. Un Safari asciutto garantirebbe condizioni più lineari, mentre la pioggia trasformerebbe le piste in trappole di fango dove la fortuna gioca un ruolo non marginale. Per Hyundai Motorsport, la risposta definitiva arriverà giovedì prossimo, quando i motori si accenderanno per le prime prove speciali ufficiali.

di Peppe Marino

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