Jonas Andersson e il traguardo delle 200 gare nel WRC

Pubblicato il 08 Marzo 2026 - 08:04

Se esiste un termine capace di sintetizzare la figura di Jonas Andersson, è quello scelto da lui stesso: calma. Per oltre vent’anni, il navigatore svedese ha rappresentato una delle voci più stabili e autorevoli del Campionato Mondiale Rally FIA (WRC). La sua carriera, partita dai successi nello Junior WRC con P-G Andersson, è proseguita tra i podi conquistati accanto a Mads Østberg, il titolo WRC2 con Pontus Tidemand e l’attuale capitolo professionale con Gus Greensmith.

Questo lungo percorso ha portato Andersson a superare la soglia delle 200 partenze nella massima serie, posizionandolo nell’Olimpo dei copiloti più esperti di sempre. Eppure, nonostante i numeri descrivano un veterano di successo, il suo esordio non prevedeva il sedile di destra. Come molti giovani cresciuti nel Värmland, considerata la capitale del motorsport svedese, Jonas sognava di stare al volante.

“Mio padre era un grande appassionato e gareggiava anche lui – ha raccontato Andersson nel podcast WRC Backstories. Lavorava nel settore forestale e l’officina era il mio ambiente naturale; mi sporcavo di olio ed era tutto estremamente interessante. Fin da piccolo sono stato circondato da motori e go-kart”. La transizione verso il ruolo di navigatore avvenne quasi per caso, quando il giovane talento P-G Andersson lo contattò per proporgli di correre nel campionato nazionale.

“In quel periodo stavo pensando di acquistare un’auto da rally per conto mio – ha ricordato il copilota. Ma l’offerta di partecipare al campionato svedese era allettante, dato che con il mio budget avrei potuto permettermi solo piccole gare locali. Accettai e, da quel momento, non sono più tornato al volante. Col senno di poi, è stata probabilmente la scelta migliore”.

Dalla Bosnia al tetto del mondo: una formazione d’acciaio

Prima che il rally diventasse una professione a tempo pieno, la vita di Andersson è stata segnata da esperienze lontane dalle prove speciali, inclusa una missione delle Nazioni Unite in Bosnia come capogruppo meccanico. Questa formazione militare ha contribuito a forgiare il carattere freddo e analitico che lo contraddistingue oggi nei parchi assistenza. “Essere lì con l’esercito mi ha fatto riflettere molto”, ha ammesso lo svedese, sottolineando come certi contesti aiutino a relativizzare la pressione delle gare.

La scalata nel mondiale subì un’accelerazione nel 2004 con il team ufficiale Suzuki. Nonostante un inizio di stagione costellato da incidenti a Monte Carlo e in Grecia, la coppia riuscì a ribaltare la situazione vincendo in Turchia e Finlandia, conquistando il titolo Junior WRC. “Vincere in Turchia è stato un sogno che si avverava – ha dichiarato AnderssonRicordo ancora il tramonto durante il trasferimento dopo l’ultima prova; resta uno dei momenti più emozionanti della mia vita sportiva”.

Gus Greensmith e Jonas Andersson nel 2024

Dopo un secondo titolo Junior nel 2007 e il debutto sulla World Rally Car l’anno successivo, il progetto Suzuki si interruppe bruscamente, spingendo Jonas a un breve ritiro nei cantieri edili in Norvegia. Fu la chiamata di Mads Østbergnel 2009 a riaccendere la scintilla, a patto che l’impegno fosse totale. “Dissi chiaramente che se dovevo tornare, volevo essere assunto a tempo pieno – ha spiegato. Ero disposto a fare qualsiasi cosa in officina, pur di non fare le cose a metà”.

La collaborazione con Østberg ha segnato un’epoca, con il secondo posto al Rally di Svezia 2011 come punto più alto della loro intesa sportiva. Sebbene l’unica vittoria assoluta nel WRC sia arrivata al Rally del Portogallo 2012 dopo una squalifica tecnica degli avversari, Andersson attribuisce più valore ai podi conquistati sul campo. “Nei libri di storia figura come una vittoria, ma per me resta un secondo posto. Considero la prestazione in Svezia decisamente superiore perché è stata ottenuta in una lotta leale fino all’ultimo secondo”.

Evoluzione continua: la sfida delle note in inglese

Il percorso di Andersson è stato caratterizzato da scelte coraggiose, come quella di lasciare Østberg nel momento di massimo successo per unirsi al programma di Pontus Tidemand, decisione ripagata dal titolo WRC2 nel 2017. La sua capacità di adattamento lo ha portato oggi a navigare l’inglese Gus Greensmith, affrontando la sfida di dettare le note in una lingua diversa dalla propria per ampliare i propri orizzonti professionali.

“Passare allo svedese all’inglese era una sfida che desideravo affrontare – ha spiegato il copilota. Volevo provare qualcosa di nuovo e questo cambiamento ha aumentato le mie possibilità nel campionato. Non ho ancora finito di imparare e sono sempre alla ricerca della prossima sfida”. Questa mentalità aperta, unita a una calma olimpica, ha permesso a un ragazzo che sognava la guida di diventare uno dei navigatori più longevi e rispettati della storia del WRC.

Con oltre 200 partenze alle spalle, Jonas Andersson continua a rappresentare un punto di riferimento per le nuove generazioni, dimostrando che la costanza e la capacità di evolversi sono fondamentali tanto quanto il talento puro. La sua storia insegna che, a volte, cambiare prospettiva può portare molto più lontano di quanto si potesse immaginare all’inizio della carriera.

di Peppe Marino

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