La sfida di Jon Armstrong al Safari Rally Kenya

Pubblicato il 25 Marzo 2026 - 11:05

Jon Armstrong ha definito il Safari Rally Kenya come la prova più impegnativa della sua carriera agonistica. Il pilota, al debutto africano sulla Ford Puma Rally1 del team M-Sport, ha affrontato insieme al copilota Shane Byrne una gara caratterizzata da condizioni estreme. Nonostante una serie di imprevisti tecnici, tra cui forature, danni alle sospensioni e allarmi relativi alla temperatura del sistema di raffreddamento, l’equipaggio è riuscito a completare l’intero percorso senza mai ricorrere alla formula del rientro in gara dopo un ritiro.

Le strade del Kenya hanno richiesto una capacità di adattamento costante a causa della variabilità del fondo, passato repentinamente dal fango profondo a superfici asciutte e abrasive. Per Armstrong, la classifica finale non riflette pienamente l’andamento di un weekend dove la strategia e la gestione meccanica sono state messe a dura prova. La varietà dei settori cronometrati, alternando zone allagate a tratti veloci, ha rappresentato il fulcro della sfida tecnica proposta dall’evento mondiale.

“La gara si è rivelata insidiosa per noi – ha spiegato Jon ArmstrongÈ stata una delle manifestazioni più difficili a causa del meteo, con molto fango e numerose aree paludose da attraversare. La vera complessità risiede nella varietà del tracciato, che in alcuni punti tornava a essere completamente asciutto”. Nonostante le incognite climatiche, il pilota ha mostrato segnali incoraggianti già nella mattinata di venerdì, inserendosi stabilmente nella top ten assoluta e siglando tempi di rilievo in alcune frazioni.

Problemi tecnici e segnali di competitività per M-Sport

Il percorso verso il traguardo ha subito una battuta d’arresto nella PS8 a causa di una foratura, seguita da un impatto nella successiva PS9 che ha danneggiato il braccio della sospensione posteriore destra. Questo incidente ha comportato una perdita di oltre venti minuti, allontanando l’equipaggio dalle posizioni di vertice. “Non abbiamo avuto una corsa lineare, il che è un peccato perché, senza questi intoppi, avremmo potuto ottenere un piazzamento molto solido”, ha ammesso Armstrong analizzando i danni subiti dalla sua Ford Puma.

Tuttavia, il pilota ha sottolineato l’importanza di aver percorso ogni chilometro senza usufruire del “Super Rally”: “Abbiamo imparato molto e completato la gara nonostante le difficoltà. I tempi registrati in alcune speciali confermano che il nostro ritmo è buono dopo tre appuntamenti stagionali”. La velocità della vettura di M-Sport è emersa chiaramente sabato nella prova di “Sleeping Warrior”, dove Armstrong ha ottenuto il secondo miglior tempo assoluto, regalando un momento di visibilità importante alla squadra in un fine settimana complesso.

Secondo il pilota britannico, il Safari Rally mantiene intatto il suo valore come test di resistenza estrema per uomini e macchine, una caratteristica che ritiene fondamentale per il prestigio del campionato. “Non credo che si stia chiedendo troppo ai mezzi – ha affermato ArmstrongLe vetture Rally1 sono adattabili e, con l’uso dello snorkel e altri accorgimenti, restano capaci di affrontare questo terreno. È positivo che i team siano messi alla prova per dimostrare di avere il pieno controllo tecnico sulle vetture”.

di Peppe Marino

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