Safari Rally Kenya 2026: la guida completa alle 20 prove speciali
Il Safari Rally Kenya 2026 si conferma l’appuntamento più estremo del calendario mondiale, con un itinerario di 20 prove speciali distribuite su quattro giornate di gara. Il percorso richiede un approccio strategico sin dallo shakedown di Nawisa, una sezione inedita situata nei pressi del Parco Assistenza di Naivasha. Questo test iniziale si apre con una salita sabbiosa e sconnessa che conduce all’interno di una cava rocciosa, per poi restringersi in un tratto tecnico e accidentato prima del traguardo.
La competizione vera e propria entra nel vivo con la PS1/3 Camp Moran, prova introdotta lo scorso anno e parzialmente accorciata per l’edizione attuale. Il tracciato si presenta particolarmente severo nella parte centrale, tra l’undicesimo e il ventunesimo chilometro, dove il fondo roccioso e i continui cambi di pendenza mettono a dura prova le sospensioni. Segue la PS2/10 Mzabibu, che attraversa i vigneti della Morendat Farm alternando sentieri stretti e tecnici a tratti erbosi più veloci, sebbene caratterizzati da una carreggiata ridotta.
Un altro settore critico è rappresentato dalla PS4/9 Loldia, rimasta invariata rispetto alla passata stagione dopo la rimozione di un nuovo tratto inizialmente previsto. La prova è nota per la sua sezione centrale in salita, lenta e tortuosa, che nel 2021 costò il primato a Thierry Neuville a causa di una rottura meccanica. Al contrario, la PS5/8 Geotermica offre una configurazione più scorrevole e ampia, che per caratteristiche tecniche ricorda i rally dell’Acropoli o del Messico, pur mantenendo alcune insidie in termini di asperità del terreno.
Le sfide intorno al lago Elmenteita e l’insidia del fango
La storica PS6/7 Kedong è stata invece rinnovata per metà del suo sviluppo complessivo. Il nuovo segmento iniziale alterna rocce e avvallamenti a sezioni ad alta velocità, mantenendo l’iconico salto di Mbili, punto in cui le vetture tendono spesso ad atterrare in modo scomposto. Nella zona di Soysambu, la PS11/14 viene percorsa in direzione opposta rispetto al 2024; qui sono stati rimossi i tratti più rocciosi, privilegiando un mix di rettilinei in campo aperto e bivi tecnici che in passato hanno causato i ritiri di Grégoire Munster e Gus Greensmith.
Il programma prosegue con la PS12/15 Elmenteita, anch’essa invertita e dotata di sezioni inedite. La prova inizia su strade strette con erba alta al centro, per poi diventare più fluida lungo le sponde del lago omonimo prima di addentrarsi in una zona boschiva tecnica e ricca di buche. Tuttavia, la prova più emblematica rimane la PS13/16 Sleeping Warrior, battezzata così per la sagoma della montagna che domina il paesaggio. Rispetto al 2025 sono stati eliminati i tratti più sconnessi all’inizio e alla fine, ma la sezione centrale nella foresta resta velocissima e imprevedibile, specialmente in caso di piogge improvvise.
La tappa di Oserengoni (PS17/19) impone una guida attenta attraverso un bosco fitto su una strada estremamente stretta e accidentata. Dopo circa quattro chilometri, il percorso si apre su lunghi rettilinei che permettono di scaricare la potenza, prima di tornare a chiudersi in una serie di curve lente e tecniche. La varietà del fondo, che alterna terra battuta a tratti molto rovinati, rappresenta la sintesi perfetta delle difficoltà che i piloti devono gestire durante l’intero weekend keniota.
Gran finale, analisi tecnica e gestione meccanica
Il gran finale è affidato alla PS18/20 Hell’s Gate, che funge anche da Power Stage. Nonostante sia una delle prove più rapide del rally grazie a una carreggiata di media larghezza, nasconde pericoli sottovalutati: la traiettoria può essere ostruita da grandi massi trascinati sulla strada dai passaggi precedenti. È proprio su queste strade che Takamoto Katsutaha visto sfumare un buon piazzamento nel 2025 a causa di un ribaltamento, a dimostrazione che al Safari la guardia non può essere abbassata fino all’ultimo metro.
Il direttore sportivo di Hyundai, Andrew Wheatley, ha sottolineato come la preparazione per questo evento sia differente rispetto a qualsiasi altra gara stagionale. “L’obiettivo in Kenya è la sopravvivenza del mezzo meccanico più che la velocità pura – ha spiegato il dirigente. Le prove speciali come Geotermica o Sleeping Warrior mostrano quanto sia fondamentale avere una vettura capace di incassare colpi durissimi senza cedere. I test condotti su terreni estremamente accidentati ci hanno dato fiducia, ma il fattore meteo resta la variabile impazzita”.
La scelta dei set-up dovrà tenere conto della sabbia soffice di Nawisa e della roccia dura di Camp Moran. La gestione degli pneumatici e la protezione degli organi meccanici inferiori saranno i temi dominanti per tutti i team ufficiali. Con 20 prove speciali da affrontare, la capacità di adattamento dei piloti alle mutevoli condizioni del fondo sarà l’unico vero strumento per arrivare sul podio finale di Naivasha senza gravi danni alle vetture.
di Peppe Marino
