Bartarelli, il ritorno ai rally dopo la malattia. Il ricordo di Paolo Andreucci

Pubblicato il 08 Novembre 2026 - 21:46

La struggente testimonianza di Andreucci sulla malattia e sul ritorno alle corse dello sfortunato pilota toscano

“Era tornato a correre con la gioia di un bambino”. Nel ricordo di Paolo Andreucci c’è un Andrea Bartarelli che aveva ritrovato molto più di un volante: la possibilità di riprendersi una passione dopo una malattia che sembrava avergli tolto ogni prospettiva. È il volto più intimo del pilota di 50 anni morto ieri a seguito dell’incidente sulla prova speciale di Pulica, al “Città di Scandicci e Colli Fiorentini” Andreucci ne ha parlato con il “nostro” Andrea Nicoli alle cinque di stamane, sul percorso del Rally “Villa d’Este” nel comasco, dove entrambi erano impegnati nel ruolo di ricognitori. “Ucci” per Corrado Fontana, Nicoli – libero da impegni professionali – tornato una tantum con il quaderno delle note fra le mani per supportare l’amico Elio Minetti, sedendo a destra di Frederic Mourmas. Un colloquio fra uomini di corse, quello fra Andreucci e Nicoli, nelle ore in cui il dolore per quanto accaduto poche ore prima sulle strade toscane accompagnava tutto l’ambiente. Il pluricampione italiano conosceva bene Bartarelli. Lo ha ricordato come un grande appassionato, una persona alla quale tutti volevano bene. Un affetto diventato ancora più forte negli ultimi anni, quando gli era stato diagnosticato un tumore che appariva incurabile. Una condizione che lo aveva portato anche a smettere di lavorare.

Poi le cure avevano aperto uno spiraglio. Andreucci ha usato l’espressione “quasi miracolosamente” per descrivere il recupero dell’amico: parole che colpiscono e restituiscono la misura della speranza ritrovata. Bartarelli era migliorato al punto da poter tornare a gareggiare. E lo faceva – sempre nel ricordo di Paolo – con una felicità da bambino. C’è anche un legame concreto fra Andreucci e la Citroën C3 Rally2 sulla quale Bartarelli correva a Scandicci: Paolo l’aveva acquistata tre anni prima insieme a due soci per il programma su terra.

Ma è soprattutto quel ritorno a dare un significato diverso alle immagini di Andrea al volante. Dopo la paura e le cure, c’erano stati nuovamente una partenza, le note del navigatore, le strade di casa. Non soltanto una gara da disputare, ma un pezzo di vita riconquistato. È questo l’Andrea che il racconto di Andreucci consegna alla memoria di chi ama i rally (d.p.)

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