Volkswagen, dieci anni fa l’addio al WRC: la fine improvvisa di un dominio

Pubblicato il 04 Novembre 2026 - 16:11

Volkswagen, 10 anni dall’addio al WRC: la storia del ritiro

Il 2 novembre 2016, quando mancava ancora un appuntamento alla conclusione del Mondiale Rally, Volkswagen annunciò una delle decisioni più sorprendenti nella storia recente del WRC. Dopo quattro stagioni di dominio pressoché incontrastato, la Casa di Wolfsburg avrebbe interrotto il proprio programma ufficiale al termine dell’anno. Nessuna stagione di transizione, nessuna possibilità di difendere i titoli appena conquistati. La Polo R WRC, diventata in pochissimo tempo un riferimento assoluto della specialità, sarebbe uscita di scena.

A dieci anni di distanza, quell’annuncio conserva un carattere particolare. Volkswagen non si ritirava dopo un periodo di risultati deludenti o per l’impossibilità di competere con gli avversari. Al contrario, aveva appena conquistato il quarto titolo costruttori consecutivo, mentre Sébastien Ogier e Julien Ingrassia avevano già messo al sicuro il loro quarto mondiale. E nei reparti di Hannover era praticamente pronta una nuova vettura, sviluppata per affrontare la rivoluzione regolamentare del 2017.

Quattro stagioni che cambiarono il Mondiale

L’avventura Volkswagen era stata annunciata nel maggio 2011, con un programma destinato a debuttare ufficialmente nel 2013. La Casa tedesca aveva scelto di preparare il proprio ingresso senza accelerare i tempi, affidando a Ogier un ruolo centrale nello sviluppo della Polo R WRC.

Il francese, lasciata Citroën, aveva accettato di trascorrere il 2012 lontano dalla lotta per il titolo, gareggiando con una Škoda Fabia S2000 mentre prendeva forma il progetto destinato a cambiare gli equilibri del campionato.

La prima vittoria arrivò già al Rally di Svezia del 2013, seconda gara della stagione. Fu l’inizio di una superiorità che avrebbe caratterizzato l’intero quadriennio. Ogier conquistò nove successi nel primo anno, assicurandosi il titolo piloti con largo anticipo, mentre Volkswagen centrò immediatamente anche quello costruttori.

Il copione si ripeté nelle stagioni successive. Accanto a Ogier, Jari-Matti Latvala e Andreas Mikkelsen contribuirono a costruire un palmarès difficilmente eguagliabile. La Polo era competitiva sull’asfalto, sulla terra e sulla neve, sostenuta da una struttura tecnica capace di trasformare rapidamente le indicazioni dei piloti in sviluppi efficaci.

Alla conclusione dell’ultima gara, il Rally d’Australia 2016, il bilancio sarebbe stato impressionante: 43 vittorie in 52 partecipazioni, 87 piazzamenti sul podio e 640 prove speciali vinte. A questi numeri si aggiungevano quattro titoli mondiali piloti, altrettanti navigatori e quattro costruttori.

Un rendimento che collocava la Polo R WRC tra le automobili più vincenti della storia della specialità.

Il 2 novembre 2016, l’annuncio che nessuno si aspettava

La notizia arrivò a pochi giorni dal Rally di Gran Bretagna, dove Volkswagen aveva conquistato matematicamente il quarto titolo costruttori. La decisione, maturata ai vertici del gruppo, venne comunicata ai circa 200 dipendenti della struttura Motorsport di Hannover.

La spiegazione ufficiale riguardava la necessità di concentrare gli investimenti sulle tecnologie future, in particolare sull’elettrificazione della gamma, e di privilegiare le competizioni riservate ai clienti.

«Abbiamo ampiamente superato gli obiettivi sportivi che ci eravamo prefissati nel WRC», spiegò Frank Welsch, responsabile dello sviluppo tecnico Volkswagen, annunciando il nuovo orientamento del programma Motorsport.

Ma il contesto nel quale arrivava la decisione era ben più complesso. Il gruppo tedesco stava affrontando le conseguenze dello scandalo Dieselgate, esploso nel settembre 2015 e destinato a comportare costi enormi, oltre a imporre una profonda revisione delle strategie industriali.

Volkswagen non indicò ufficialmente lo scandalo delle emissioni come causa diretta del ritiro, ma il collegamento con la situazione finanziaria e reputazionale del gruppo apparve evidente. Pochi giorni prima, anche Audi aveva annunciato l’uscita dal Mondiale Endurance, rinunciando al programma che l’aveva resa protagonista a Le Mans.

Nel giro di una settimana, due dei più importanti progetti sportivi del gruppo Volkswagen venivano cancellati.

La Polo 2017 che non corse mai

A rendere ancora più clamorosa la decisione fu lo stato di avanzamento della nuova Polo WRC progettata per il regolamento 2017.

La stagione successiva avrebbe introdotto World Rally Car più potenti, con maggiore libertà aerodinamica e un’impostazione tecnica profondamente rinnovata. Volkswagen aveva lavorato a lungo sulla nuova vettura, effettuando numerosi test e concentrando parte delle proprie risorse sul progetto già durante il 2016.

La macchina, però, non avrebbe mai preso parte a una gara del Mondiale.

Un epilogo particolarmente difficile da accettare per tecnici e piloti, che avevano dedicato mesi allo sviluppo di una vettura destinata a raccogliere l’eredità della Polo quattro volte campione del mondo.

Resta una delle grandi domande senza risposta di quel periodo: quanto sarebbe stata competitiva la Volkswagen 2017 contro le nuove Citroën C3, Hyundai i20 Coupé, Ford Fiesta e Toyota Yaris?

Il dominio delle stagioni precedenti lasciava immaginare un progetto di alto livello, ma nessun confronto diretto avrebbe mai permesso di verificarlo.

Ogier senza squadra, Mikkelsen fermo e Latvala verso Toyota

L’addio Volkswagen provocò conseguenze immediate anche sul mercato piloti. Ogier, Latvala e Mikkelsen si ritrovarono improvvisamente senza un programma ufficiale per il 2017, quando gran parte delle squadre concorrenti aveva già definito i propri equipaggi.

Il caso più importante riguardava naturalmente Ogier, reduce da quattro titoli consecutivi. Il francese trovò una nuova sistemazione alla M-Sport, accettando la sfida di portare la Ford Fiesta WRC ai vertici del Mondiale. Una scelta che si sarebbe rivelata vincente: nel 2017 conquistò il quinto titolo iridato, contribuendo anche al successo costruttori della squadra britannica.

Latvala approdò invece alla Toyota, che proprio in quella stagione tornava ufficialmente nel WRC con la Yaris. Il finlandese avrebbe regalato alla Casa giapponese la prima vittoria della nuova avventura mondiale già al Rally di Svezia.

Più complicata fu la situazione di Mikkelsen. Il norvegese, nonostante i risultati ottenuti con Volkswagen, iniziò il 2017 nel WRC2 con Škoda, prima di trovare spazio nella categoria principale con Citroën e successivamente Hyundai.

Tre percorsi differenti, nati dalla stessa decisione aziendale.

L’ultima vittoria in Australia e l’eredità della Polo

L’ultimo capitolo della storia Volkswagen nel Mondiale venne scritto al Rally d’Australia, il 20 novembre 2016. A vincere furono Andreas Mikkelsen e Anders Jæger, davanti ai compagni Ogier e Ingrassia.

Una doppietta per salutare il campionato, con il quarantatreesimo successo della Polo R WRC a suggellare quattro stagioni nelle quali la concorrenza aveva spesso dovuto accontentarsi delle posizioni di rincalzo.

Volkswagen non abbandonò completamente i rally. Il nuovo orientamento verso le competizioni clienti portò infatti allo sviluppo della Polo GTI R5, presentata nel 2018, con l’obiettivo di mettere a disposizione delle squadre private l’esperienza accumulata ai massimi livelli.

Ma la presenza ufficiale nel WRC si era conclusa, lasciando un vuoto che avrebbe contribuito a rendere il campionato 2017 molto più aperto. Quattro costruttori differenti sarebbero riusciti a vincere almeno una gara, interrompendo una sequenza nella quale Volkswagen aveva conquistato oltre l’80% degli appuntamenti disputati.

A dieci anni da quel 2 novembre, l’addio della Casa tedesca rimane un episodio singolare nella storia del Mondiale Rally. Una squadra capace di vincere praticamente tutto, fermata non dai risultati sportivi ma da decisioni maturate lontano dalle prove speciali.

La Polo R WRC lasciò il Mondiale da vincente, senza conoscere il naturale declino che accompagna molti cicli sportivi. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, la sua uscita di scena continua a essere ricordata come una delle più clamorose della storia del campionato.

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