Cuore di Alex
Alex Fiorio, il ricordo
di Francesco Candido
Per inorgoglire ancor più le due figlie, Mariapaola e Francesca, di tanto papà, bastava rievocare un particolare dei suoi anni d’oro nel Mondiale Rally. Lo confesso, mi ci divertivo: “nel WRC di allora, vostro padre era davvero uno strafico”, ricordava a entrambe, per vedere i loro occhi brillare.
Ed è vero, c’è poco da fare. Maggio 1988, Alex Fiorio arriva in Grecia dopo due secondi posti in tre gare, promosso in Gr.A nel Mondiale dopo aver vinto la Coppa FIA Gr.N l’anno precedente. La mattina, il suo ingresso nel parco partenza di Lagonissi, tra due ali di vacanzieri glamour, è roba da dio ellenico in tuta Jolly-Totip. E Alex non lascia gli sterrati dell’Olimpo, senza portarsi dietro un altro podio e la seconda posizione nel Mondiale, dietro Miki Biasion. È il suo momento.
In realtà, il suo vero momento, quello delle vittorie mondiali che meritava, per Alex non arrivò mai. Ma… chissenefrega, era capace di riderci su. Solo che ora non c’è più, per dimostrare con un disarmante sorriso, unito a una risatina da cartoon, quanta filosofia era capace di trasmettere, nel ricordare i momenti di tensione che lo separarono – ad esempio – dalla vittoria al Sanremo 1989.
Non c’è più perché c’è poco da correre, contro malattie che barano allo start. Partono in anticipo, senza farsi notare dal capoprova e, quando te ne accorgi, loro sono già vicine al fine PS. È successo esattamente questo nell’ultimo paio di mesi, che hanno visto Alex, ancora una volta, sfoderare fiero la sua aria di combattente. Sia pure nel dichiarare un rallentamento – «non mi vedrete per un po’», aveva detto – dalle sue quotidiane incursioni social, senza freni né peli sulla lingua, da scafato opinionista.

Era così, Alex, e poche volte come oggi si avverte la pesantezza di parlare al passato di una persona come lui. «Tieni la traiettoria dritta, non badare a evitare le buche – ordinava all’allievo dal sedile di destra, sulle Panda 4X4 della sua Rally University – per guadagnare decimi bisogna “risparmiare” strada, anche su sterrato!» E andavano avanti così, lui e Alex “Bruce” Bruschetta, il quale lo accompagnava in questa attività sugli sterrati di Masseria Camarda. E che gli riservò un tiro mancino, quando all’ultima Fiorio Cup invitò di nascosto il collezionista proprietario della Delta Integrale del Martini Racing, la stessa guidata dal suo socio in Kenya nel 1990. «Lo confesso, la lacrimuccia mi è scappata. Sì, è proprio lei, la mia Delta al Safari» ammise Alex, mai visto prima di allora lasciarsi andare alla commozione, mentre Bruschetta ridacchiava…
«Io sono Alex Fiorio, coltivo la terra e raccolgo olive», così si presentò alla cerimonia di premiazione della prima Fiorio Cup, nella masseria che suo padre Cesare ristrutturò quando decise di trasferirsi in Puglia, all’inizio del nuovo millennio. Ecco, per schiettezza e simpatia, l’Alex meno conosciuto, post-attività agonistica, dopo le imprese nel Motorsport. Nella sua biografia, protagonista iniziale è il potenziale giovane campione, che le gare su ghiaccio del Panda Ice Trophy hanno sottratto allo sci internazionale.
Poi l’approccio da professionista vincente nel Trofeo Uno, da dimostrare a papà Cesare per ottenere il permesso di continuare: preludio agli anni straordinari della Delta, culminati nelle stagioni 1989/90. E poi una carriera da professionista, prima di diventare team manager di pari successo, prima nelle due ruote con la Honda Benetton Playlife, poi nuovamente con le auto, le BMW del team Cibiemme nel FIA ETCC.
Questi i suoi dati salienti, che chi ha conosciuto Alex preferisce lasciare alle statistiche per ricordare, piuttosto, ben altre qualità. Poeta delle corse e contadino nella vita: con un altro sorrisetto complice spiegava come era nata l’idea del “circuito di campagna”: «Dovendo realizzare le fasce tagliafuoco, tra un campo e l’altro della tenuta, vuoi che non dovessi divertirmi a unire le corsie sterrate in un percorso da rally?» Detto e fatto, con tanto di Delta 16v in rossa livrea Sanremo 1979 per Didier Auriol e Miki Biasion, giunti apposta a Ceglie Messapica per provare il percorso. Tanti di noi rimpiangono ancora la pista elettrica, montata nel salotto di casa. Alex no: una pista vera, nel… giardino di casa, se l’era costruita lì, tutta per lui. Realizzata per le concrete necessità della Rally University, certo. Ma, visto che ci siamo… perché non organizzare una gara vera, una sfida tra pochi selezionati piloti per chiudere l’anno come si deve? La Forio Cup è nata così e, dal 2021 al 2025, ha infilato cinque edizioni.

Masseria Camarda è un posto dove si respira aria di corse. Dai cimeli dell’attività di papà Cesare, a quelli di Alex, a quelli della “gara in cortile” che, tra le tre vittorie di Andrea Crugnola e l’ultima, conquistata da Andrea Mabellini, conta un’edizione dove fu Kalle Rovanpera a vincere e divertirsi. In realtà, in questo meeting chi corre più di tutti sono i meccanici, per adattare continuamente il posto guida alle taglie di ciascun pilota, e i cuochi della masseria, impegnati a… far cambiare taglia all’esercito di piloti, sponsor, amici al seguito. Struttura, apparecchiatura e contorno di un weekend diventato appuntamento classico di fine stagione, che solo una mente allenata a zingarate come quella di Alex, e una “muscolatura” altrettanto solida come quella di Mariapaola, potevano sognarsi di allestire. Tradizione che lo stesso Alex, nelle sue ultime giornate, esortava sua figlia a non interrompere. Come non ci si può commuovere, davanti a un trasporto del genere, per volergli un bene dell’anima?
A proposito di affetto: un particolare che esalta la figura di Cesare Fiorio, mai salito su un piedistallo che gli spetterebbe di diritto, è la sua meraviglia, nel vedersi ancora oggi riconosciuto, cercato, ammirato. «Ma davvero la gente si ricorda ancora di me?» è puntualmente la sua reazione. Certo, Cesare. Perché ciò che hai creato negli anni, e che la tua famiglia con Alex e Mariapaola ha tenuto vivo, con una signorilità che non è affatto da tutti, ha reso tutti voi non semplicemente destinatari di “tifo sportivo” da parte degli appassionati. È questione di affetto. Vi si vuole bene.
Francesco Candido
