Rally Sweden a rischio per una crisi finanziaria senza precedenti
Trema la posizione del Rally Sweden nel calendario WRC
Il Rally Sweden, uno degli appuntamenti più rappresentativi del Campionato del Mondo Rally, sta attraversando una crisi finanziaria che potrebbe mettere seriamente in discussione il suo futuro. La gara scandinava, inserita regolarmente nel calendario del WRC 2027 dal 18 al 21 febbraio, deve fare i conti con una situazione economica particolarmente delicata, emersa attraverso un’inchiesta del quotidiano svedese Värmlands Folkblad.
Al centro della vicenda c’è Rally Sweden AB, la società che gestisce l’evento, alle prese con un disavanzo di circa 16 milioni di corone svedesi, equivalenti a 1,5 milioni di euro. Una cifra che ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità della manifestazione e sulle modalità con cui sono stati amministrati i finanziamenti ricevuti negli ultimi anni.
Il problema non riguarda soltanto le perdite accumulate, ma soprattutto il meccanismo utilizzato per farvi fronte: secondo quanto riportato dal giornale, parte dei contributi pubblici destinati alle edizioni successive sarebbe stata impiegata per saldare i debiti delle gare precedenti.
I fondi del 2027 già utilizzati per coprire le perdite del 2026
Dal trasferimento della manifestazione a Umeå, la municipalità sostiene economicamente il Rally Sweden attraverso un contributo annuale di circa 14,5 milioni di corone, erogato anticipatamente in tre tranche.
Un sostegno fondamentale per l’organizzazione della gara, che tuttavia sarebbe stato utilizzato negli ultimi anni anche per compensare le perdite delle edizioni precedenti.
Stando alla ricostruzione di Värmlands Folkblad, parte dei fondi destinati al Rally Sweden 2027 sarebbe già stata impiegata per pagare debiti relativi all’edizione 2026. Una situazione che si sarebbe ripetuta per diverse stagioni, fino all’intervento dei revisori contabili.
Proprio le verifiche sui bilanci avrebbero fatto emergere una situazione ben più grave rispetto a quella inizialmente rappresentata: il disavanzo sarebbe infatti passato da 1,3 a circa 16 milioni di corone.
Un aumento che ha contribuito ad aggravare la crisi interna alla società organizzatrice, mettendo in discussione la possibilità di continuare a finanziare l’evento con le stesse modalità.
Dimissioni ai vertici e accuse sulla gestione
La vicenda ha avuto conseguenze anche sul piano dirigenziale. Peggy Dicksdotter Hermansson e Janne Rydh hanno lasciato il consiglio di amministrazione di Rally Sweden AB, dimettendosi anche dai rispettivi incarichi nella Federazione automobilistica svedese (SBF).
Entrambi hanno espresso forti critiche sulla gestione economica della manifestazione.
«È diventato evidente che non eravamo capaci di gestire una società. Semplicemente non avevamo competenze sufficienti. Anche i numeri del bilancio lo dimostrano. Un deficit di 16 milioni di corone è del tutto irragionevole», ha dichiarato Dicksdotter Hermansson al quotidiano svedese.
L’ex dirigente ha inoltre evidenziato le difficoltà legate all’utilizzo delle risorse federali per sostenere una singola competizione.
La SBF rappresenta infatti 16 discipline motoristiche e, secondo Dicksdotter Hermansson, non sarebbe corretto continuare a privilegiare il rally a discapito delle altre attività sportive.
Anche la situazione societaria appare complicata. Dopo una serie di uscite dal consiglio di amministrazione, Anna Nordkvist, amministratrice delegata della società, risulterebbe essere rimasta l’unica componente dell’organo direttivo.
Fallita la trattativa per la vendita del Rally Sweden
Una possibile soluzione alla crisi era stata individuata nella ricerca di nuovi investitori interessati a rilevare l’organizzazione dell’evento.
Le trattative con un gruppo imprenditoriale di Umeå si sono però interrotte lo scorso settembre. Secondo quanto emerso, la decisione sarebbe stata determinata anche da problemi di comunicazione e da nuove informazioni relative alla situazione finanziaria della società.
Una battuta d’arresto che ha privato Rally Sweden AB di una possibile via d’uscita proprio nel momento in cui sarebbe necessario intervenire sulla struttura economica e gestionale della manifestazione.
Nonostante il quadro preoccupante, gli ex dirigenti non considerano compromesso il valore sportivo e commerciale dell’evento.
«È un prodotto straordinario e un marchio importante per tutto il motorsport svedese. Sono assolutamente convinta che, con le persone giuste, potrebbe generare utili», ha affermato Dicksdotter Hermansson.
Sulla stessa linea Rydh, che considera il 2027 un anno decisivo per dimostrare la capacità della manifestazione di contenere i costi e ritrovare un equilibrio finanziario.
Il Rally Sweden 2027 resta confermato nel calendario WRC
Nonostante le difficoltà, il Rally Sweden figura regolarmente nel calendario del Mondiale 2027, dove manterrà la tradizionale collocazione come secondo appuntamento stagionale, dal 18 al 21 febbraio.
L’organizzazione ha confermato di essere già al lavoro sulla prossima edizione, lasciando intendere che sono previste diverse novità.
La presenza nel calendario iridato, tuttavia, non risolve le criticità economiche denunciate nelle ultime settimane. La questione centrale riguarda la capacità della società di sostenere i costi dell’evento senza continuare ad accumulare passività o ricorrere anticipatamente ai finanziamenti pubblici.
Per una manifestazione la cui storia risale al 1950, il momento è particolarmente delicato. Il Rally Sweden rappresenta da decenni uno degli appuntamenti simbolo del Mondiale, oltre a costituire un’importante risorsa sportiva ed economica per il territorio che lo ospita.
Al momento non è stata annunciata alcuna cancellazione, ma le difficoltà finanziarie e il fallimento delle trattative con i potenziali acquirenti rendono incerto il futuro a medio termine della competizione.
L’edizione 2027 si annuncia quindi come un passaggio cruciale, non soltanto per i protagonisti del WRC impegnati sulle speciali innevate svedesi, ma anche per la sopravvivenza di una delle gare più longeve e riconoscibili del panorama rallistico internazionale.
