Greensmith sfida il Safari Rally: debutto su Toyota GR Yaris Rally2
Il Safari Rally Kenya della prossima settimana non rappresenta soltanto l’apertura della stagione agonistica per Gus Greensmith, ma segna anche l’inizio di un capitolo inedito nella sua carriera. Il pilota britannico ha infatti deciso di interrompere il lungo sodalizio con Škoda per passare alla Toyota, puntando con decisione al titolo WRC2. Si tratta di un cambiamento strategico che vedrà Greensmith ancora supportato tecnicamente dal team RaceSeven.
Dopo tre stagioni trascorse al volante della Škoda Fabia RS Rally2, l’atleta ha intrapreso un meticoloso percorso di adattamento alla nuova GR Yaris Rally2. Il programma di preparazione ha incluso tre sessioni di test intensivi sugli sterrati del Portogallo, seguiti da un’ulteriore giornata di prove specifiche in Kenya. L’obiettivo è familiarizzare con le reazioni della vettura giapponese prima di affrontare le insidie del round africano.
Nella scorsa stagione, Greensmith è stato uno dei protagonisti della categoria, ottenendo successi su terreni ostici come quelli del Kenya e dell’Arabia Saudita. Nonostante le prestazioni velocistiche, alcuni problemi meccanici occorsi in Cile e in Giappone lo hanno relegato al quarto posto nella classifica finale. Proprio questa alternanza di risultati ha spinto il pilota a cercare nuove soluzioni tecniche per il 2026.
“Abbiamo condiviso tre anni positivi con Škoda, caratterizzati da ottimi risultati e un rapporto di reciproca lealtà, ma sentivo che era giunto il momento di cambiare – ha spiegato Greensmith. È apparso evidente come molti colleghi abbiano tratto benefici in termini di velocità passando alla Toyota. Sebbene il divario tra le due auto sia sottile, ho voluto intraprendere questa nuova direzione per la mia crescita professionale”.
Le differenze tecniche tra la Toyota e la Škoda
Le prime impressioni di guida hanno evidenziato un carattere differente rispetto alla vettura precedente. Se la Fabia era nota per la sua facilità di approccio, la GR Yaris sembra richiedere una guida più tecnica e precisa. Secondo Greensmith, la filosofia costruttiva di Toyota ha imposto un adeguamento del suo stile naturale, un processo supportato costantemente dai tecnici della casa madre durante le sessioni di test.
“I test iniziali sono stati promettenti, anche se la vettura si è rivelata più complessa da gestire rispetto alla Škoda – ha sottolineato il britannico. La filosofia di progettazione è molto diversa e richiede un approccio differente al volante Il lavoro con il team Toyota è stato comunque eccellente: hanno analizzato le mie preferenze adattando alcuni parametri per farmi sentire a mio agio già alla fine della terza giornata”.
Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito il pilota è la precisione dell’asse anteriore. La capacità della GR Yaris di mantenere la linea impostata con rapidità sembra essere il punto di forza principale della vettura. Sebbene in condizioni standard le differenze cronometriche possano apparire marginali, la Toyota sembrerebbe offrire un supporto superiore nelle situazioni di gara più imprevedibili, dove la pulizia di guida viene meno.
“L’avantreno è incredibilmente robusto ed è l’elemento che ha richiesto il maggior sforzo di adattamento – ha osservato Greensmith. La rapidità con cui la vettura risponde agli inserimenti è impressionante. Al momento ho la sensazione che la Toyota aiuti maggiormente il pilota nelle fasi critiche di un rally, dove non sempre gli input sono perfetti, anche se è ancora presto per trarre conclusioni definitive”.
Prospettive per la stagione e il fattore Kenya
Oltre alla guida, Greensmith si è concentrato sullo studio della meccanica e della componentistica, analizzando i manuali tecnici per essere pronto a intervenire in caso di necessità durante le speciali. Il programma nel WRC2 dovrebbe ricalcare quello degli anni passati, con la possibile aggiunta di alcuni appuntamenti caratterizzati da medie velocistiche più elevate per testare la competitività della Toyota su ogni superficie.
“Durante i tre giorni di test ho cercato di imparare ogni segreto della vettura – ha dichiarato. Più tempo trascorrerò a bordo, più ne comprenderò il funzionamento. La manutenzione del posteriore sembra fortunatamente semplice, anche se spero di non dover intervenire spesso. Con il prosieguo della stagione la confidenza aumenterà sicuramente”.
Il Safari Rally rimane la prova del nove per eccellenza. Avendo vinto la categoria nelle ultime due edizioni, Greensmith sa che in Africa la gestione del mezzo conta quanto la velocità pura. La sua capacità di leggere il terreno e di preservare la meccanica senza rinunciare al ritmo sarà fondamentale per iniziare la stagione con un risultato pesante, in attesa di rally più lineari come quello del Portogallo.
“In Kenya non contano solo le prestazioni, ma la capacità di mitigare i rischi legati alle condizioni estreme – ha concluso Greensmith. I rally più duri sono sempre stati il mio punto di forza perché richiedono empatia con il veicolo. Bisogna spingere al limite senza oltrepassarlo, un equilibrio che mi affascina. Spero che anche quest’anno la fortuna sia dalla mia parte in un luogo così incredibile”.
di Peppe Marino
